A Milano il Carnevale non finisce mai troppo in fretta. O meglio: finisce più tardi. È questa la prima, sostanziale differenza del Carnevale Ambrosiano rispetto al resto d’Italia, che chiude i festeggiamenti con il Martedì Grasso. Qui si va avanti fino al sabato successivo, seguendo un calendario che affonda le radici nella storia religiosa e culturale della città.

La tradizione vuole che sia stato Sant’Ambrogio, vescovo di Milano nel IV secolo, a concedere ai fedeli qualche giorno in più di festa, ritardando l’inizio della Quaresima per rientrare da un pellegrinaggio. Da allora, il rito ambrosiano ha mantenuto questa scansione temporale unica, trasformando il Carnevale in un appuntamento più lungo, più disteso e, inevitabilmente, più conviviale.

Il cuore pulsante resta Milano, dove il Carnevale Ambrosiano si manifesta soprattutto nei quartieri storici: da Brera ai Navigli, passando per le piazze del centro, tra maschere, spettacoli per bambini e sfilate che mescolano folklore e creatività contemporanea. Non mancano eventi culturali e appuntamenti teatrali che dialogano con la tradizione della commedia e della satira.

L’evento più rappresentativo del Carnevale è la parata del Sabato Grasso: una colorata sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati che anima le vie più celebri del centro. Il corteo segue il percorso tradizionale, partendo da via Palestro, proseguendo lungo corso Venezia e corso Vittorio Emanuele, per concludersi infine in piazza Duomo.

Ma il Carnevale ambrosiano è anche un rito diffuso sul territorio. A Monza la festa assume un carattere familiare, con cortei in maschera e iniziative pensate per coinvolgere tutta la città. Como e il suo lungolago offrono un contesto scenografico per sfilate e feste che uniscono eleganza e spirito popolare, mentre Lecco, con i suoi borghi e le piazze affacciate sulle montagne, restituisce una dimensione più raccolta ma autentica, dove il Carnevale conserva un sapore quasi comunitario.

tortelli alla crema e alle uvette e chiacchiera di CarnevaleCome ogni festa che si rispetti, anche il Carnevale Ambrosiano ha il suo vocabolario gastronomico. È un lessico fatto di fritti, zucchero e burro, di impasti semplici e gesti antichi, che raccontano un tempo in cui il Carnevale era l’ultima vera occasione per indulgere prima delle restrizioni quaresimali.

Protagoniste assolute sono le chiacchiere: sottili, croccanti, leggere, spolverate di zucchero a velo e presenti in ogni panetteria e pasticceria milanese. Accanto a loro troviamo i tortelli di Carnevale, soffici bocconi fritti, talvolta farciti di crema, che scompaiono con una rapidità disarmante.

E poi c’è il lato salato della festa, che si esprime in piatti più sostanziosi: dalla cassoeula, che proprio in questo periodo trova la sua massima espressione, ai risotti ricchi, come quello allo zafferano, che non a caso è uno dei simboli della cucina milanese.

Il Carnevale Ambrosiano non è solo una variazione di calendario, ma un modo diverso di vivere la festa: meno concentrato, capace di tenere insieme sacro e profano, città e territorio, tavola e piazza. È una celebrazione che parla di identità e appartenenza, e che ogni anno si rinnova, mantenendo intatto il suo spirito.

Per chi lo vive — o lo assapora — è un invito a rallentare, a concedersi un giorno in più di festa e, perché no, un dolce in più. Perché a Milano, il Carnevale, ha imparato a prendersi il suo tempo.

 

 

Subscription Form
 

Iscriviti alla newsletter
per rimanere sempre aggiornato
sul mondo di Rovagnati

Tutti i campi sono obbligatori