La pinsa romana ha acquisito, negli ultimi anni, una notorietà sorprendente anche se non tutti conoscono con precisione l’origine e la sua collocazione nell’universo dei prodotti da forno. E dire che stiamo parlando di un prodotto recente: nonostante alcuni ne attribuiscano l’origine agli antichi romani, in realtà è nata nel 2001 da un’intuizione di Corrado Di Marco, titolare dell’azienda omonima e punto di riferimento nel mondo della pinsa romana. 

Corrado Di MarcoPartiamo con la domanda più gettonata di tutte: che differenza c’è tra la pinsa e la pizza? Per rispondere, bisogna tornare indietro di un ventennio e andare al 2001, quando Corrado Di Marco, appartenente a una famiglia di panificatori romani con una lunga tradizione, decise di sviluppare non soltanto un nuovo impasto (come fece 15 anni prima, quando diede origine a Pizzasnella), ma un prodotto completamente nuovo. 

L’obiettivo era innovare. Corrado Di Marco voleva creare qualcosa di profondamente diverso dalla pizza che tutti conosciamo, e la differenza non poteva essere solo estetica, per quanto la pinsa sia ovale e più spessa della pizza. La differenza doveva riguardare il cuore del prodotto, ossia l’impasto e le farine da cui esso deriva. Tutto questo, per assecondare le esigenze dei consumatori, che con sempre maggiore insistenza chiedevano un prodotto sì buono e gustoso, ma anche leggero e digeribile. 

La pinsa è dunque il risultato di una profonda ricerca scientifica, ma anche di esperienza e passione. Di tentativi, di correzioni e di un percorso di miglioramento continuo che non si ferma di sicuro oggi. 

Alla base dell’impasto di Corrado Di Marco c’è un mix (segreto nelle proporzioni) di farina di frumento, di riso e di soia che rende la pinsa croccante fuori e morbida dentro; c’è la Pasta Madre, un processo di lunga lievitazione, pochissimi grassi e zuccheri. E su tutto, una tecnica di preparazione che comprende l’atto del pinsare, ovvero di premere delicatamente l’impasto con le dita per creare tanti piccoli avvallamenti e allungarne la forma, rendendola ovale, esattamente come la troviamo nei supermercati, ma anche nelle pizzerie o pinserie. Sì, perché nel frattempo sono nate le pinserie, si sono già diffuse in tutto il mondo e c’è chi, come l’Associazione Originale Pinsa Romana, le certifica e garantisce il rispetto degli standard qualitativi. 

Ma quali sono i punti di forza della pinsa? Se lo chiedete a cento persone molto probabilmente vi parleranno di gusto, leggerezza e digeribilità. Ma la versatilità non è da meno.

pinsa di Corrado Di MarcoLa pinsa non è soltanto un piatto unico come siamo soliti interpretare la pizza, ma può essere anche un antipasto di qualità, può accompagnare l’aperitivo con gli amici o la portata principale della cena facendo le veci del pane; come se non bastasse, può essere un dolce squisito che va bene a colazione, pranzo, cena e anche a merenda. Per gli operatori, poi, non è soltanto l’opportunità per espandere il loro menu, ma anche per partire con una nuova avventura in chiave street food. Insomma, può essere adattato a tutti i gusti, le situazioni e le esigenze. Ed è anche per questo che piace a tutti. 

Infine, la domanda da un milione di dollari: come condire la pinsa? Da questo punto di vista, pizza e pinsa si avvicinano molto. A parte forse la variante dolce, che per la pizza non è molto comune, la pinsa può essere farcita con ricette classiche, che replicano le pizze della tradizione (dalla margherita alla quattro formaggi), oppure puntare sull’innovazione. 

Il fascino di un piatto come la pinsa, in fondo, sta proprio nella capacità di soddisfare tutti: chi vuole una ricetta “stagionale”, chi ama i salumi, chi deve soddisfare le esigenze di una dieta vegana o vegetariana, varianti gourmet, ricette semplici e altre elaborate, opzioni esotiche e qualsiasi altra possibilità. Alla fine, la pinsa è un alimento perfetto per divertirsi e sperimentare, avendo ovviamente cura di scegliere materie prime di qualità. Buon appetito. 

 

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