La montagna non è solo un paesaggio, ma un ecosistema complesso fatto di relazioni, storie e sfide contemporanee. Tra questi nuovi narratori del territorio c’è Andrea Campi, talentuoso chef e imprenditore che ha scelto di abitare i luoghi alpini non come un turista, ma come un interprete attento delle loro dinamiche evolutive. Un percorso iniziato con gli studi e trasformatosi in una filosofia imprenditoriale che guarda oltre la logica del profitto.
Andrea, come nasce la sua passione per la montagna?
“Tutto è iniziato durante i miei studi, quando ho deciso di allontanarmi dalla città per comprendere davvero l’essenza dei territori montani. Ho frequentato l’università a Edolo, concentrandomi sui sistemi di sviluppo sostenibile, con un focus particolare sul problema dello spopolamento montano e sulla perdita di identità territoriale”.
Come ha trasformato questi studi in un progetto imprenditoriale?
“Ho cercato di creare opportunità concrete che potessero rivalorizzare la montagna. Nel mio caso, questo significa sviluppare progetti che siano sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale. L’Osteria del Dosso ad Aprica ne è un esempio perfetto, dove valorizziamo completamente i prodotti locali, utilizzando piante selvatiche e coltivazioni autoctone, sfruttando le particolari condizioni di irraggiamento a 1.200 metri di quota”.
Ci parli del suo progetto più innovativo, lo Snood Kitchen.
“Nasce dall’osservazione diretta delle esigenze degli sciatori. Durante le mie esperienze in Osteria, ho notato che molti clienti a pranzo preferiscono rimanere sulle piste. Così ho pensato di portare la cucina direttamente in quota. Lo Snood Kitchen è un gatto delle nevi attrezzato per cucinare in condizioni estreme, completamente funzionale e con un bassissimo impatto ambientale”.
Quanto è diffuso questo progetto?
“Attualmente abbiamo 23 unità operative in diversi paesi: Italia, Andorra, Svizzera, Austria, e persino sulle montagne di Timisoara e del Colorado. Abbiamo collaborato con aziende che ci hanno permesso di mettere a punto gli allestimenti tecnici, creando una soluzione che è molto più conveniente e sostenibile rispetto alla costruzione di ristoranti tradizionali”.
Oste, studioso, innovatore. Cosa la spinge in questa continua evoluzione?
“Dimostrare che è possibile fare impresa rispettando l’ambiente e valorizzando i territori. La montagna non è solo un paesaggio, ma un ecosistema complesso che va compreso, rispettato e vissuto”.
La sostenibilità, per Campi, non è una parola vuota o un’etichetta da apporre, ma una pratica complessa. Significa riconnettere l’economia ai cicli naturali, restituire dignità a comunità marginali, inventare nuove grammatiche produttive. “Lo Snood Kitchen non è solo un mezzo per cucinare in quota, ma un manifesto”, ama puntualizzare: “è possibile immaginare modelli economici che non sottraggono al territorio, ma lo rigenerano”.










