Pompei, fin dall’epoca romana, era una città ricca di frutta come fichi, olive, prugne e uva, che crescevano generose alle pendici del vulcano.
Gli abitanti si nutrivano anche di pesce, spesso piatto principale delle ricche libagioni serali delle classi sociali più abbienti, che veniva arricchito con il “garum”, una salsa a base di pesce dal sapore salato e al tempo stesso piccante, utilizzata come condimento.
Ma di questa antica società, cosa è rimasto? Molto dal punto di vista storico-archeologico, ma altrettanto dal punto di vista enogastronomico. E per chi si accinge a visitare il Parco Archeologico di Pompei, ecco una selezione di 5 prodotti della storia che ancora possiamo assaporare, per una full-immersion nel passato che passa anche attraverso il gusto e l’olfatto.
1. Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP
I più fortunati hanno potuto assaggiarlo anche fuori regione, come condimento di una pizza o per un sugo indimenticabile per profumo e sapore. Si tratta di un tipo di piccolo pomodoro la cui forma può ricordare quella di una lampadina: ovale con un apice leggermente appuntito. È conservato a grappoli, che in dialetto si dicono appunto “piennoli”, da cui il suo nome. Cresce nel Parco Nazionale del Vesuvio, grazie alla qualità del suo terreno ricco di sali minerali. È un’ottima base per piatti tradizionali, a base sia di carne che di pesce, ma anche in insalata è spettacolare, accompagnato da basilico profumato e, per chi lo ama, generoso origano.
2. Panis Cibarius
A Pompei, come testimoniano i numerosi forni e le macine, il pane era un alimento molto diffuso. Il Panis Cibarius, in particolare, è una pagnotta fatta con farina d’orzo e di farro che ancora oggi possiamo consumare per un pasto veloce e gustoso, dopo una lunga mattinata fra gli scavi archeologici. Ottimo farcito con affettati, ancora di più se imbottito con mozzarella di bufala e, quando è stagione, con i friarielli, una cima di rapa più amara, tipica del territorio campano.
3. Conciato romano
È il formaggio più antico della storia: si chiama “romano” perché era una ricetta che i Romani di Pompei preparavano comunemente. Oggi presidio “Slow Food”, questo formaggio si produce con caglio di capretto, latte vaccino, ovino o caprino. Una volta che il formaggio si è formato, le forme vengono fatte riposare in anfore di terracotta per mesi. Il risultato è un prodotto con sensazioni alcoliche al naso e una forte piccantezza. Assolutamente da assaggiare.
4. Gocce d’oro
Le gocce d’oro sono la specialità dolce di Pompei. Non vantano una tradizione millenaria, ma rappresentano un “must” per tutti i golosi che passano dalla città di Pompei. Si tratta di un’invenzione dello Chef Pasticciere Gennaro Peluso: un delizioso scrigno in versione fritta o al forno, ma sempre con un ripieno di crema chantilly, classica o aromatizzata al caffè o alla cannella.
5. Olivella
Si tratta di un vitigno antico, sopravvissuto alla filossera. Il nome è evocativo della forma e del colore delle olive. Il vino che si ricava è poco alcolico, dal colore rubino e con un’unghia violacea. Il profumo è vinoso, con sentori fruttati di prugna nera, ciliegia e mirtillo.
Dopo tanto vagare fra le strade lastricate di basalto che si diramano dalla centralissima Via dell’Abbondanza nel cuore della città antica di Pompei, non ci resta che riposare e rifocillare il corpo gustando i prodotti più tipici di questo territorio dal fascino e dal valore archeologico unico nel mondo.









