Smarrirsi in un angolo della Sicilia occidentale, lontano dagli itinerari più turistici e vivere un’esperienza a contatto con la terra, il sale il mare. È una Sicilia dai profumi intensi e sinceri, battuta dal vento che un tempo faceva girare i mulini, quella che possiamo visitare all’inizio della primavera, fra le rovine storiche di Selinunte e le rocce dell’Isola di Favignana.

Tempio Greco di Selinunte, Sicilia, ItaliaIl nostro itinerario incomincia dal Parco Archeologico di Selinunte, a Castelvetrano, dove colonne doriche si specchiano nel blu del mare. Il nome dell’acropoli deriva dal greco “selinon” (sedano) e ci racconta di una città costruita nel VI secolo a.C. su un promontorio attraversato da fiumi e circondato, appunto, da campi di sedano selvatico. Occorrono circa tre ore per apprezzare fino in fondo le rovine e ripercorrere la storia di quel che resta di Selinunte e dei suoi templi, che consigliamo di ammirare anche da una prospettiva diversa, facendo visita al Lido di Zabbara, accessibile da Marinella di Selinunte. 

Dirigendosi a nord, a una cinquantina di minuti d’auto dal Parco Archeologico, raggiungiamo Segesta, un sito archeologico perfettamente conservato. I luoghi di maggiore interesse di questa zona sono il Tempio dorico del 430 a.C. che si erge fra campi di erbe e fiori selvatici, e il Teatro Greco, una costruzione del III secolo a.C. che ancora oggi accoglie concerti e spettacoli. 

L’indomani partiamo per Favignana, un’isola di per sé piccola, che può essere percorsa in bicicletta e visitata in un giorno, se non fosse che il suo grande fascino, a cui nessun visitatore osa rimanere indifferente, invita a ritornare per soggiorni estivi più lunghi dove perdersi fra spiagge rocciose, cave di tufo e mare cobalto. 

Se la parte orientale, pianeggiante, è la meta ideale per appassionati cicloturisti, per gli amanti del mare è imperdibile Cala Rossa, la spiaggia più famosa dell’isola. Non si è però vista davvero Favignana senza una passeggiata nel Giardino dell’Impossibile, dove grotte di tufo accolgono oltre 300 specie di arbusti e la macchia mediterranea si manifesta rigogliosa fra gallerie e antri naturali. 

Tonnare di FavignanaAltra tappa obbligata dell’isola sono le tonnare dell’ex Stabilimento Florio, oggi museo dell’industria del tonno, e il Castello di Santa Caterina con una vista spettacolare sulle Egadi.

Favignana offre poche ma deliziose strutture che offrono pernottamento e ottimo cibo. Consigliamo Casa del Limoneto che ci ha letteralmente deliziato con le sue colazioni casalinghe, che durante la bella stagione sono servite fra i limoni in fiore. 

Tornando l’indomani sulla terraferma, chiudiamo la nostra visita fra le Saline di Trapani e Paceco, luogo protetto e gestito dal WWF che organizza visite gratuite alla scoperta della fauna e dei segreti del sale. 

 

 

 

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