Franciacorta: la parola, da sola, evoca un territorio dalla straordinaria bellezza, contraddistinto da una biodiversità importante e da condizioni climatiche uniche, dovute alla vicinanza al lago d’Iseo, alla Valcamonica e alla pianura. Franciacorta è anche il termine che si utilizza per fare riferimento ai vini che provengono dalle vigne che ricoprono quasi interamente questa zona. 

Ma come nasce un Franciacorta? Cosa lo contraddistingue? Lo abbiamo chiesto a Roberta Bianchi, volto e cuore di Villa Franciacorta, cantina storica ubicata in uno splendido borgo medioevale (Monticelli Brusati) recuperato con estremo rispetto e sede oggi non solo di una delle cantine più antiche e blasonate della Franciacorta, ma anche di una struttura di hospitality di vero pregio.

“Franciacorta – ci racconta Roberta – è identificativo del vino, con rifermentazione in bottiglia, e del luogo in cui viene prodotto con l’uso esclusivo di uve provenienti dalle vigne di questo territorio meraviglioso. Il processo per la produzione di un Franciacorta si articola in due fasi: la prima che prevede una fermentazione in botti o recipienti in acciaio cui fa seguito una seconda rifermentazione tassativamente in bottiglia. Dal momento dell’imbottigliamento dei vini base con zucchero e lieviti, parte la seconda fermentazione, fase in cui i lieviti, mangiando lo zucchero aggiunto, producono CO2, le famose bollicine, appunto. Da questo momento si iniziano a contare i mesi e si parla di affinamento sui lieviti per un periodo minimo di 18 mesi per i non millesimati, e di 30 per poter apporre il millesimo (anno di vendemmia) sulla bottiglia, arrivando poi alle Riserve dopo non meno di 60 mesi. A Villa Franciacorta da sempre produciamo secondo l’idea che ebbe mio padre nel 1960: solo millesimati, solo uve di propria produzione, controllo dell’intera filiera e dal 2014 solo con uso esclusivo di lieviti indigeni che sottolineano la forte identità del suolo di Villa Franciacorta che è di origine marina”.

Ma quante tipologie di Franciacorta esistono? “Fondamentalmente tre – ci spiega la patronne di Villa Franciacorta: il Franciacorta, il Rosé e il Satèn. La prima categoria è quella più ampia che, nel processo produttivo, richiede almeno 18 mesi di affinamento sui lieviti. Si parla solitamente di un vino a tutto pasto, con bollicine fini e persistenti. Il Rosé, invece, è un vino in cui le uve – Pinot Nero, Chardonnay, e Pinot Bianco – vengono assemblate solo dopo che il Pinot Nero è rimasto a contatto con le bucce dell’uva, in un processo detto macerazione, per il tempo necessario ad assumere il colore che lo contraddistingue e la struttura che solo il pinot nero è in grado di donare. In questo caso, però, l’affinamento minimo sui lieviti è di 24 mesi”.

Continua Roberta Bianchi: “Prodotto unicamente con uve bianche Chardonnay, in purezza o in assemblaggio con il Pinot Bianco, il Satèn è diventato poco alla volta il vino più rappresentativo della Franciacorta. Deve il suo nome alla setosità e all’eleganza del suo perlage e al gusto vellutato che lo rende un vino seducente e suadente da assaggiare almeno una volta nella vita”.

Un’arte vera e propria, quella di produrre vino e custodire questi luoghi ricchi di storia e tradizione di cui solo il vino sa narrare. La Franciacorta è diventata, con gli anni, un territorio aperto al turismo, con un ventaglio amplissimo di offerte gastronomiche e di ospitalità. Non resta che regalarsi qualche ora o qualche giorno per scoprire questo tesoro italiano dove il Franciacorta, primo DOCG in Italia, è assoluto protagonista.

 

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